Il piccolo principe,  Antoine de Saint-Exupéry

“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli  uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…” La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse.

Antoine de Saint-Exupéry

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La natura rinasce e noi con lei…

Rinuncio alle tenebre della disperazione perché ho scelto la luce della gioia, ho rinunciato al dolore che porta l’odio perché ho scelto la gioia che dona l’amore.

Ho scelto Dio perché ha cambiato la mia vita.

Buona giornata a tutti carissimi amici

La Desolata

Pescasseroli, è l’alba del Sabato Santo, il paese dorme.

Ha inizio la “Desolata”  tra tradizione e preghiera, essa ha  origini antichissime, è stata tramandata di generazione in generazione e si svolge in una suggestiva e coinvolgente cornice che la rende unica.  E’ una commovente dimostrazione di religiosità’ popolare, eseguita esclusivamente da sole donne.

Alle quattro di notte, un gruppo si riunisce in piazza s. Antonio e da inizio al rito. Una delle donne porta la croce tradizionale raffigurante gli strumenti della passione e crocifissione del Cristo: la lancia, il martello, i chiodi, la spugna, le tenaglie, il gallo, il calice e la scala. Durante la processione, la “Desolata”, la “Madre”, va alla ricerca disperata del Figlio condannato a morte e lo fa insieme alle donne. Il rito e’accompagnato da antichi e struggenti canti popolari, che rievocano la passione di Cristo e ricordano le antiche lamentazioni funebri, intervallati dal fragoroso suono delle trikke-trakke e delle racanelle.

Verso le 5 del mattino la processione fa ingresso nell’ Abbazia SS Pietro e Paolo e inizia la funzione,  cantando sempre con la stessa melodia la via crucis tradizionale e quella di Maria Desolata in italiano antico. Si partecipa al dolore di una Madre, si condivide e si prega vicino e in compagnia di Maria Desolata.

Il rito ha termine alle 8 con le lodi del mattino, il bacio alla Madonna Addolorata e al Cristo Morto, si torna a casa ricaricati e con la consapevolezza sempre più forte che non si è soli, che Gesù si è caricato della croce per amore nostro e che abbiamo sempre il cuore di una Madre che sempre ci segue.

Oggi è il tempo di ricominciare, buona primavera!

Le persone che amiamo, le amiamo perché portano in se una luce riflessa. Tutte le volte che noi amiamo, nasce dentro di noi un attaccamento profondo a chi amiamo, ma l’attaccamento che noi proviamo è molto più grande della semplice persona che abbiamo davanti, è nostalgia di infinito, è nostalgia di Dio.

Luigi Maria Epicoco

“Cristo regni!” ricordo di don Luigi di Genova

“Cristo regni!”
Così eravamo abituati a salutare don Luigi
quando lo si incontrava per le strade del paese.
Non era un saluto tanto per fare, un messaggio di propaganda o un espediente per attirare le sue simpatie.
Eravamo stati educati cosi!
Era la preghiera dei nostri nonni, dettata dalla percezione che passava in mezzo a noi un’immagine di Cristo, di Colui che non ti abbandona mai, e che a Lui appartiene il creato e il potere di tutte le cose.
“Cristo Regni!”
“Sempre!” – rispondeva con voce forte e sicura.
Era un prete del suo tempo, si riconosceva dai gesti semplici,
dallo stile di vita umile, da una profonda serenità ma anche dalla sua determinazione, dal sorriso timido e mai irriverente.
Sostava per ore davanti al tabernacolo,
da qui attingeva forza e coraggio.
Don Luigi mi dava l’idea di un uomo solo
nelle sue lunghe passeggiate per il paese
o durante i tediosi e freddi pomeriggi invernali
mentre suonava l’organo della nostra abbazia.
Ma era un prete contento di fare il prete. La sua era la storia dei tanti bambini orfani del tragico terremoto nella Marsica del 1915.
Ogni giorno, pioggia, neve, vento o sole sostava davanti a San Rocco, come dimenticarlo! Si toglieva il cappello tricorno in segno di rispetto e continuava il cammino immerso nei i suoi pensieri, immerso nella preghiera.
La sua devozione mariana lo portò a vegliare notti intere nel Santuario di Monte Tranquillo.
“Cristo regni!” suonava come una invocazione, un’ orazione fatta con il cuore, un semplice saluto che seguiva i passi del sacerdote lungo le vie del paese, non perché lui avesse bisogno di ricordarsi di Gesù Cristo ma forse perché eravamo noi a sentire il bisogno di un saluto che ci portava la pace nel cuore.

Festa di San Biagio: i veri miracoli quanto poco rumore fanno!

Cara Paola, i veri miracoli quanto poco rumore fanno!
Eppure, è bastato il tonfo secco di una caramella a terra nel pavimento della chiesa a scuotere  quel minimo di rassegnazione di buona cristiana praticante ( forse a volte più “abitudinaria”) e a svegliarmi da un torpore religioso!
Paola non ci crederai ma oggi, festività di San Biagio, sono stata veramente graziata.

Ti racconto…

Credo non solo di essere stata testimone di un evento straordinario, ma della grande tenerezza provvidente e misericordiosa di un Padre che scuote i rassegnati, rianima gli sfiduciati ed accende la speranza che sembrava perduta.
Dopo l’omelia di don Andrea, appena affermato che nessun santo fa miracoli, ma li intercede se non per grazia di Dio e se ci si affida con fede, dopo il rito di benedizione delle caramelle e della gola, ecco che un bambino forestiero seduto al banco davanti al mio… gli viene offerta una caramella da Anatolia, perché a differenza dei bambini paesani è ignaro di questa tradizione non né aveva e non poteva di certo guardare solo gli altri che mangiassero tutto il sacco ed aspettare la fine della celebrazione!!! Era comunque un bambino.
Il bambino accetta e improvvisamente la caramella lo soffoca, la caramella gli va di traverso. Comincia a non respirare…
Freddata da quell’istante, ma soprattutto dalla propria impotenza!
Il papà capito cosa stesse succedendo ha reagito con un atto direi dirompente, ma alquanto risoluto e ri-generativo.

Si Paola! Quasi a dargli una nuova vita. Lo ha scosso talmente forte e dato un colpo secco sulle scapole che la caramella è uscita con un tonfo risonante!!!
Impressionante Pa!
Sì, a volte siamo vivi, ma non percepiamo il miracolo di essere vivi!!!!…e soprattutto che nessun giorno è uguale all’ altro e che ogni attimo porta con sé un particolare miracolo!
In quel momento ho capito le parole di don Andrea perché ne ho fatto esperienza in prima persona,  in cui forse è veramente la fede a far nascere il miracolo😇 (in questo caso quello di un padre disperato) e non il miracolo a far nascere la fede!!!!
😳

3 Febbraio 2018

Elisabetta

Il posto dell’anima

Un tram tram di impegni, di priorità, di interessi di cui tante volte la  nostra vita è costellata.

Passiamo le nostre giornate a “fare”, ma non abbiamo mai tempo di “essere” …“«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’» (Mc 6,31)

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